Si basa sul concetto che la malattia è una reazione di difesa ad un’intossicazione endogena o esogena. Tossine come gli alimenti (in eccesso o alterati), gli inquinanti, gli agenti infettivi come pure lo stress alterano l’equilibrio fisiologico dell’organismo che risponderà (con modalità diverse e peculiari per ogni persona) per eliminarle.

L’omotossicologia favorisce questa risposta seguendo le sei fasi di reazione (eliminazione, reazione, deposito, impregnazione, degenerazione, neoplastica), favorendo quindi l’eliminazione delle tossine con la dieta, l’attivazione degli organi emuntori (fegato, rene, pelle ecc.) e l’attivazione delle difese immunologiche dell’organismo con la scelta di rimedi omeopatici in forma di complessi, diluiti e dinamizzati.

L’omotossicologia raccoglie i principi dell’omeopatia, usa molte sostanze omeopatiche sperimentate clinicamente e le associa in modo da poter affrontare la terapia, anche di malattie cronico-degenerative. Inquadra quindi tutte le diverse patologie, attraverso un percorso che, partendo dalla semeiotica medica e dalla fisiopatologia, si avvale delle nozioni embriologiche, per arrivare ad un’interpretazione immunologia e biochimica della malattia.

Nasce negli anni ’50 ad opera del medico berlinese Hans Heinrich Reckeweg. Studioso di omeopatia sistematizzò il concetto di omotossicologia come un tentativo di sintesi tra l’omeopatia e la medicina tradizionale.