L’etimologia della parole deriva dal greco omèos che significa “simile”, e pàtos che significa “malattia”. E’ una metodica terapeutica che utilizza in dosi minime o infinitesimali una sostanza di origine vegetale, minerale o animale a diverse concentrazioni o diluizioni, e dinamizzazioni; sostanza che a dosi tossiche o subtossiche provoca nell’uomo sano gli stessi sintomi riscontrabili nel malato in esame (Legge dei simili).

Essa pone al centro del suo studio l’uomo, nella sua complessità e globalità: “..cura il malato e non solamente la malattia”. Il fine dell’omeopatia secondo questa visione olistica, è quello di regolarizzare l’energia vitale che dà impulso e coordina tutte le funzioni dell’organismo.

E’ nata alla fine del ‘700 con il medico tedesco Samuel Hahnemann, che nel 1810 pubblicò i suoi studi nell'”Organon”, il testo classico dell’omeopatia. In seguito si sono formate tre scuole definite: unicista, pluralista e complessista. Gli unicisti somministrano un solo rimedio per volta, il simillimum, che corrisponde alla maggioranza dei sintomi del paziente, solitamente in alte diluizioni. I pluralisti, specie francesi, prescrivono due o più rimedi. I complessisti utilizzano associazioni di più rimedi a bassa diluizione.